articolo di ier 27 ago su IL GIORNALE “Esuli umiliati a Pola”

Vi invito a leggere l’articolo di Fausto Biloslavo ed il relativo video:

articolo:http://www.ilgiornale.it/news/cronache/esuli-umiliati-pola-945524.html

video:http://www.ilgiornale.it/video/cronache/esuli-umiliati-pola-945522.html

Poi, sempre che ne avrete voglia, il mio intervento con una email (che riporto sotto) scritta al bravo giornalista:

Egregio Biloslavo,

 

ho letto con interesse e commozione l’articolo in oggetto.

Anch’io figlio di Esuli, mio nonno morì all’età che ho oggi io-51 anni – mentre a casa l’aspettava una moglie e tre figli minori, per mano di tre giovani (due ragazzi ed una ragazza, come  disse pochi anni prima di morire il parroco del paese Don Francesco Dapiran) che alla domanda del perché l’avessero fatto risposero “TALIAN FASSISTA”. Odio etnico associato a quello politico mediante  “arte criminale” elaborata ideologicamente da josip broz detto tito .

Mio nonno non era fascista ed anche se lo fosse stato, come milioni di italiani all’epoca, non credo per questo meritasse di morire. Era un agronomo, un tecnico agrario che coordinava il lavoro nei campi parlando la sua lingua, l’italiano, ma anche il serbo-croato ed il tedesco.

Molti Esuli hanno tentato negli anni del dopoguerra di difendere con amore e tenacia denunciando i cirmini subiti: ogni famiglia aveva uno o più vittime, io sono stato tra i più fortunati… A Fertilia quel che restava della mia famiglia, rimise insieme i cocci dolorosamente ma ancora oggi dolorosamente viviamo. Pur essendo nato dopo diversi anni dai drammatici fatti ho ereditano nulla di materiale ma tanto di morale al punto che anch’io come mio padre soffro ogni qual volta varco i confini del nord est che non dovrebbero esserci.

Romano Cramer è uno dei figli migliori della Comunità degli Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia perché reagisce al compromesso, all’indifferenza quando non alla  complicità di politici e pseudo nostri rappresentanti, con la dignità che la nostra migliore gente sa esprimere.

Le prospettive future per noi sono o quelle di morte storica senza traccia, così si avallerebbe il famigerato tito (lasciatemelo almeno scrivere in minuscolo) oppure lanciare il grido dignitoso e disperato di Cramer nell’attesa che qualche luminoso figlio del nostro Paese prende il testimone e costruisca la pace sui fondamenti della verità e non la menzogna cui poggia oggi.

Grazie Cramer ed agli Amici che erano con Te (questo lasciatemelo scrivere maiuscolo).


Pietro Luigi Crasti (ex presidente A.D.ES.)

 

articolo di ier 27 ago su IL GIORNALE “Esuli umiliati a Pola”ultima modifica: 2013-08-28T09:20:00+00:00da plcrasti
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Un pensiero su “articolo di ier 27 ago su IL GIORNALE “Esuli umiliati a Pola”

  1. Purtroppo caro fratello, le ferite della nostra storia che riguardano la nostra famiglia e molte altre di esuli Giuliano-Dalmati e di Fiume non riusciranno mai a sanarsi. La pulizia etnica operata in quegli anni da Tito purtroppo è riuscita perché ha lacerato intere famiglie di esuli che si sono portati sempre dietro il loro bagaglio, ( quattro misere strazze) il loro vissuto di essere italiani cosiddetti “fascisti”? Mi domando se poi se lo fossero mai stati cos’era una condanna averci creduto? Molti non lo erano, come nostro nonno d’altronde che non si è mai interessato di politica. La sofferenza indelebile, più grande per gli esuli dove essere stata aver perso la propria identità, al fatto che siano stati indotti a scappare..non a scegliere come molti sostengono, insieme alla casa, alle abitudini al “dialeto” (che noi peraltro in famiglia abbiamo conservato). I “rimasti” d’altro canto, hanno dovuto fare i conti con la convivenza con degli stranieri in casa propria, con una lingua che non gli apparteneva e costumi e abitudini differenti, ma per alcuni di essi è stata la spinta ideologica comunista a farli restare, per altri invece, lasciare i propri vecchi sarebbe stato troppo doloroso. Sapere che nei confronti di nostro nonno siano stati dei ragazzi a porre fine alla sua laboriosa e onesta esistenza, (tra l’altro ho visitato con Giacomo il luogo esatto dove è stato crudelmente assassinato) non mi rincuora, ma se li guardassi dritto negli occhi, son sicura che scorgerei nel profondo della loro anima, un tremito, una zona d’ombra oscura, impenetrabile, che non è traducibile in gioia e serenità. Per questo non proverei né rancore né odio, in realtà provo solo una grandissima ed esasperata compassione. Certo non è stato casuale per Tito s’impadronisse di una terra fruttuosa e rigogliosa abitata da persone con sani principi fiduciosa nei confronti del prossimo, gran lavoratori. Nostra madre a tal proposito ripete spesso “i ga trovà tuto, i titini, l’oio, il vin bon, el parsuto istrian, el formajo… le industrie, quindi lavoro e posti incantevoli, cossa ti vol de più?” Non ci resta a noi figli e a quelle poche persone delle varie comunità d’ Italiani sparse in tutta l’Istria e Fiume, in cui credono ancora che divulgare e commemorare la storia degli esuli Giuliano-Dalmati e di Fiume sia un motivo in più per non cadere nell’oblio e raccontare la verità è lasciare una traccia per quella povera gente uccisa, martire di un periodo storico infausto, carico di ingiustizie e crudeltà.

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